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Un pianoforte per l’oncologia

Un pianoforte per il reparto - Concerti a favore dei „Donatori di musica“

Il primario Claudio Graiff con il suo pianoforteIl primario Claudio Graiff con il suo pianoforte

Si muovono in silenzio, senza pubblicità. Donano autentici momenti di gioia. Regalano incantesimi come li sa regalare solo la musica. La musica che fa dimenticare. La musica come medicina per l’anima e forse anche per il corpo. Loro sono i „donatori di musica“. A maggio e a giugno sono stati loro a ricevere in dono la musica.
Il progetto dei donatori di musica è nato nel 2007 anni fa nei reparti di Oncologia di Bolzano e di Carrara. Nel frattempo sono diventati sette i reparti che aderiscono a quest’associazione nata da una chiacchierata tra colleghi, tra i primari di Bolzano e di Ferrara, il dott Claudio Graiff e il dottor.Maurizio Cantore.
“Donatori di musica”, ovvero due concerti di musica classica al mese per i pazienti oncologici. Non in una sala concerti, ma lì, nel luogo dove fanno la chemioterapia, dove si svolgono le visite con i loro medici. Nel reparto di Oncologia. Concerti per un pubblico scelto. Pazienti, famigliari, amici e chi lavora in reparto. Venti, trenta persone. Medici e il personale infermieristico. Tutti in casual e non in “divisa” da lavoro. Atmosfera rilassata. I concertisti che vengono da tutta l’Italia sono donatori a loro volta; suonano in cambio dei costi di viaggio e di pernottamento. Fuori dai reparti in pochi a sapere di questa bellissima iniziativa.
Lo scorso 7 maggio però i donatori di musica sono usciti per la prima volta dal reparto. O meglio, non loro, ma il loro progetto. Il 7 maggio sono stati loro a ricevere in dono la musica. Un concerto dal titolo “Uomini che cantano le donne”. Un concerto che spaziava dalla lirica al folk, dalla musica leggera italiana alla musica americana, cubana e quella gipsy. A Bolzano nella sala polifunzionale del quartiere di Aslago si sono esibiti David Cavattoni e Diego Baruffaldi , con ospiti il tenore Roberto Catania, Domenico Laratta e Daniele Crosa, il bluesman meranese Joe Chiericati e il gruppo Jack Freezone & The Swining’ Ciccioli.
E’ stato il primo di tre concerti di beneficenza e a entrata libera. Il secondo ha avuto luogo il 26 giugno nella stessa sala o fuori nel cortile con Andrea Maffei e la sua Spritz Band, il terzo invece sarà un concertone ancora in via di definizione che Live Muse terrà in autunno. Tutti i tre organizzati per sostenere il progetto dei Donatori di Musica: l’acquisto di un pianoforte a coda da lasciare in dotazione al reparto di Oncologia di Bolzano, un KAWAI X3 con meccanica di carbonio.
Al momento il prezioso strumento è in comodato d’uso a spese della LILT, Lega Tumori Italiana. Il primario Graiff vorrebbe acquistare lo strumento per poterlo inserire nella lista d’inventario del reparto in modo da assicurare un futuro al progetto. Servono in tutto 20.000 euro. L’anno prossimo arriveranno 5.000 euro promessi dalla Fondazione Umberto Veronesi. Ci sono diversi privati che contribuiscono con donazioni e nell’ambito dei concerti, tutti i tre a entrata libera, viene presentata l’associazione e vengono raccolti fondi per l’acquisto del pianoforte.
E’ stato un paziente del primario di Carrara, il musicologo e produttore Gian Andrea Lodovici che ha dato l’input per la fondazione di donatori di musica. Ricoverato a lungo in Oncologia ha sentito soprattutto la mancanza della musica dal vivo. Da ciò l’idea di portare i concertisti in reparto. Dopo Carrara e Bolzano si sono aggiunti anche i reparti di Oncologia di Brescia, Saronno e Sondrio. Nel 2009 si sono aggiunti anche il San Camillo di Roma e l’Oncologia di Vicenza. E nel frattempo questa bellissima idea si è propagata anche Oltreoceano negli Usa. Nel 2013 i “Donatori di musica“ sono stati insigniti del premio Alexander Langer.

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Frida e il miele

Massagi per il corpo e per l’anima - Apiterapia

Le mani bagnate di mieleLe mani bagnate di miele

I polpastrelli percorrono profumati la schiena, da giù a su, da su a giù. Sguisc – sguisc – sguisc. È il rumore quando i polpastrelli, per un momento, rimangono incollati alla pelle. Le mani di Frida Oberhammer, impastate di miele, diventano sempre più calde sulla pelle.
Da quattro anni l’apicultrice di Santa Maria, in Val Pusteria, si occupa di massaggi con il miele. Un massaggio per (quasi) tutti i sensi: c’è l’odore del miele che rilassa, la pelle della schiena si distende con questo impasto dolce, c’è il rumore del miele sulla pelle, quando le dita si staccano, c’è il sottofondo di una musica soft che induce alla meditazione. Frida non parla durante il massaggio, solo ogni tanto sussurra un dolce “Tutto bene?“.
Il miele è un balsamo per la pelle, lo spirito e l’anima. E’ ormai risaputo che il cibo delle api ha infinite proprietà. Il miele purifica, entra in profondità e disintossica. “Quando si prendono medicine e si sta facendo la chemioterapia”, spiega Frida, “la pelle emette un particolare odore durante il massaggio. Le tossine vengono portate in superfice attraverso la pressione dei polpastrelli e attraverso l’effetto di penetrazione del miele“.
Durante il massaggio al miele la pelle si arrossa, in alcuni punti di più, in altri meno. Inoltre si ricopre di uno strato bianco d’impurità che il massaggio convoglia in superficie.
Non è del tutto chiaro se l’origine del massaggio al miele sia russa o tibetana. Non solo disintossica e aiuta il corpo a espellere tutto ciò che ha assorbito nel corso degli anni dall’ambiente, dal cibo e dai farmaci, ma rinforza tutto il corpo, aiuta in caso di stanchezza o debolezza, in caso di stress, irrequietezza e disturbi nervosi. Inoltre allevia il dolore e facilita il sonno.
Frida Oberhammer è una donna dolce, il suo sguardo è intenso e si capisce che lei intuisce molte cose senza bisogno di parole. Trasmette calma, tranquillità ed equilibrio. Si nota che lei ha trovato il suo posto nella vita, la sua dimensione. E questa pace interiore, questa armonia, le trasmette con le mani e il miele.
Con le sue colonie di api lei ha un rapporto particolare. Rispetta questi piccoli animali e usa la loro diligenza senza sfruttarli. “Non ho mai preso tutto il miele fuori dall’alveare, le api hanno bisogno del loro cibo“. Si avvicina agli alveari a intervalli precisi, mai più di due volte in 48 ore. “Non bisogna stressare le api, hanno bisogno di tempo per ritrovare la loro armonia“.
Lei guarda anche il tempo con gli occhi delle api. Il brutto tempo per loro non esiste. Le api hanno bisogno della pioggia, come del sole e del vento. Anche in inverno Frida vive in simbiosi con le sue api quando queste formano una specie di grappolo nell’alveare per proteggersi dal freddo. All’interno di questa struttura vivente fa caldo e man mano che ci si sposta verso l’esterno, la temperatura si abbassa. E per questo le api continuano a spostarsi dall’interno all’esterno e viceversa in modo tale da mantenere una temperatura costante.
Il miele è una vera manna e un cibo energetico, dato che le api hanno bisogno di molta energia e devono rinforzarsi. Un cucchiaio di miele al mattino fornisce energia per tutta la giornata e rafforza il sistema immunitario. Anche la cera d’api fa bene al corpo, non solo sotto forma di creme: può essere consumata in piccole dosi insieme al miele.
La vita di Frida Oberhammer è cambiata la prima volta 17 anni fa. O forse 18? Lei di preciso non lo ricorda. Dimenticato, passato. Non dimentica però la gratitudine per il lieto fine: un cancro, riconosciuto in tempo, che le ha lasciato solo una cicatrice su un braccio. E molta sapienza.
Cinque anni fa è toccato a suo marito, Hubert. Aveva un cancro in bocca e la paura di perdere la voce. Ma anche lui ha avuto fortuna. L’intervento chirurgico con il laser non ha avuto complicazioni. Non ha perso la voce e riesce non solo a parlare ma anche a cantare.
Per gli Oberhammer questa malattia era un segnale, un segnale che hanno preso molto seriamente. Fino a quel momento hanno gestito un albergo di 21 stanze in un luogo di pellegrinaggio, nella frazione di Santa Maria, in Val Pusteria, tra Villabassa e Dobbiaco, sul lato soleggiato del paese, accanto alla chiesa gotica della Vergine Addolorata. Un albergo non abbastanza piccolo per una gestione puramente familiare, ma troppo piccolo per poter assumere personale. Così l’hanno venduto. Frida Oberhammer si è concentrata sull’apicultura e sulle sue 20 colonie di api, e sulla terapia con il miele e i prodotti delle sue api.
Da lì al massaggio al miele, il passo è stato breve. Ha frequentato due corsi. Oggi gli Oberhammer vivono in una bella casa dove c’è spazio anche per tre appartamenti da affittare ai turisti. Nel seminterrato c’è un piccolo centro benessere, con biosauna, sauna finlandese, idromassaggio, doccia, una fontanella con pesci rossi nel centro, lettini per il relax e per i massaggi. La casa si trova dietro alla chiesa e offre un panorama mozzafiato sulla Croda Rossa. Ha un nome significativo: Eden.
“La vita cambia con la malattia“, dice Frida Oberhammer. Lei e il marito fin dall’inizio non hanno mai nascosto di avere il cancro e ne parlavano apertamente. “Ne abbiamo ricevuto calore e comprensione dalle persone attorno a noi“, ricorda Frida. Con la malattia è cambiato anche il rapporto con il marito. “Dopo la malattia si è rispettosi dei bisogni dell’altro e si è più attenti al suo benessere.“
Il pavimento di pietra è riscaldato e quando Frida Oberhammer massaggia, di solito sta a piedi nudi per sentire la terra e assorbirne l’energia. Ha bandito lo stress dalla sua vita e questo vale anche per i i massaggi. Lo offre agli ospiti, amici e conoscenti, ma se diventa troppo, allora smette. “Solo finchè va bene a me“. Oltre al massaggio si occupa anche di Reiki, un concetto esoterico proveniente dal Giappone, con il quale si trasmette l’energia con l’imposizione delle mani, si attiva l’auto-guarigione e si eliminano le energie negative che influenzano le persone trattate.
E’ convinta che questa tecnica porti benessere mentale e pace interiore, e specialmente durante la chemioterapia, aiuti il corpo a liberarsi dalle citotossine.
Il massaggio al miele classico viene eseguito in due fasi e dura circa 45 minuti. Nella prima fase Frida Oberhammer utilizza soprattutto cremoso miele di fiori. Dopo aver spalmato il miele su entrambi i lati della schiena, ci appoggia un asciugamano caldo e umido. Il calore dà conforto al corpo e lascia che il residuo del miele penetri meglio nella pelle. Poi lava via il miele rimasto delicatamente con acqua tiepida.
Per il secondo passaggio del massaggio utilizza del miele di bosco liquido. Adesso spesso si forma sulla pelle una sottile pellicola bianca, segno che le impurità dall’interno salgono verso l’esterno.
Poi rimette il panno caldo sulla schiena e infine lava via accuratamente il miele rimasto. Dopo il massaggio consiglia di bere molto. Frida prepara in anticipo un té alla menta del suo giardino, dolcificato con il suo miele, che dopo il massaggio si è raffreddato e raggiunge la giusta temperatura. Dopo il massaggio consiglia di non usare il sapone sulla schiena per due o tre giorni, e di ripeterlo dopo dieci giorni, perché si abbia il massimo effetto.
Per il massaggio Frida Oberhammer usa solo il suo miele, liquido o cremoso. Ci confida il segreto per mantenere fluido il miele: lo congela. Il rimedio casalingo delle nonne per liquefare il miele scaldandolo nel bagnomaria, purtroppo non fa per niente bene a questo prezioso prodotto naturale. A 40° gradi il miele perde tutte le sue proprietà più preziose. Che il miele si cristallizzi è del tutto normale e il processo avviene già dopo 6-8 settimane dalla centrifugazione. Se si vuole evitare che il miele cristallizzi, lo si deve mescolare finché non diventa cremoso, così non perde la sua consistenza, oppure appunto congelarlo.
Frida e Hubert OberhammerFrida e Hubert Oberhammer