Tema

Christine Teissl ‒ atleta, coach e bcn

L’obiettivo del corso è migliorare la forma fisica delle donne, ma non solo. L’attività sportiva ha un effetto positivo sull’umore e funge da antidepressivo naturale. Inoltre permette alle donne di ristabilire il contatto con il proprio corpo, di percepirlo di nuovo in modo positivo. Il gruppo, composto da otto partecipanti, è abbastanza piccolo da consentire un accompagnamento personalizzato e un lavoro adattato alle capacità di ciascuna. Alcune donne convivono con la malattia da più tempo, altre sono ancora in terapia. La partecipazione è possibile a partire da sei settimane dopo l’intervento.
Christine Teissl presta molta attenzione alle esigenze individuali: “Una vuole ritrovare elasticità, un’altra desidera aumentare la massa muscolare e tonificare il corpo.” Le attività proposte sono una combinazione di yoga, pilates ed esercizi di forza anche a corpo libero. Gli incontri, della durata di un’ora, seguono una struttura ricorrente: riscaldamento, esercizi di mobilità, poi potenziamento e resistenza. Le partecipanti hanno tra i 40 e i 50 anni. E la pluricampionessa ha ancora un desiderio speciale: “partecipare tutte insieme, come squadra, alla Corsa delle Donne!”

Tema

Prospettive per un futuro luminoso

Conoscenze complesse, spiegate in modo chiaro – La 18ª Paziente Diplomata di mamazone
Foto: Othmar Seehauser
Doppia première per “mamazone – Donne e ricerca contro il tumore al seno”, in occasione della 18ª edizione della Paziente diplomata, il 25 ottobre presso l’EURAC di Bolzano. Come sempre, una mattinata intensa, ricca di interventi di grande interesse, tenuti da esperti dell’Alto Adige, di Innsbruck e di rinomate cliniche universitarie italiane. Le due novità: per la prima volta hanno partecipato due rappresentanti del direttivo di mamazone Germania e, a conclusione dell’incontro, si è svolta una tavola rotonda sul tema “La forza delle cicatrici”.
“Davvero delle special guests per noi, nonché degli autentici fari", così Erika Laner e Martina Ladurner di mamazone Alto Adige hanno presentato le loro compagne di battaglia tedesche, Biggi Welter e Romana Gilg, annunciando allo stesso tempo un successo importante: la Provincia di Bolzano innalzerà l’età del programma di screening mammografico da 65 a 75 anni. “Rimane la speranza che l’età venga abbassata anche da 50 a 40 anni, o almeno a 45. Perché la realtà è chiara: sempre più donne si ammalano di tumore al seno in età giovane.”
Sei relazioni scientifiche, presentate in modo comprensibile e orientato alle pazienti, hanno affrontato diversi aspetti della malattia. Il prof. Christian Marth, a lungo direttore della Clinica universitaria di Ginecologia di Innsbruck e da poco in pensione, ha offerto – iniziando dall’epoca degli antichi Egizi, che già 3000 anni fa eseguivano interventi al seno, seppur senza anestesia – una panoramica affascinante sulla storia del carcinoma mammario. La prima operazione documentata con anestesia risale al 1804 in Cina. I tempi in cui questa malattia equivaleva a una condanna a morte e le donne venivano mutilate da tecniche rudimentali, sono ormai passati. Oggi, grazie alla diagnosi precoce, alle terapie sempre più personalizzate e alla capacità di caratterizzare in modo più preciso le cellule tumorali, la sopravvivenza a 5 anni supera il 93%. Le tecniche chirurgiche – quadrantectomie invece di mastectomie, dove possibile – si sono affinate grazie alla chirurgia oncoplastica e alla chirurgia plastico-ricostruttiva. La ricerca sta facendo passi da gigante e, come ha sottolineato il prof. Marth, le prospettive per il futuro sono davvero luminose.
La prof.ssa Nina Ditsch, direttrice del Centro di Senologia della Clinica universitaria di Augsburg, ha mostrato – con documentazione fotografica e video – le moderne tecniche chirurgiche in cui già la rimozione del tumore tiene conto degli aspetti estetici, permettendo allo stesso tempo margini più puliti e riducendo il numero di reinterventi dovuti alla presenza di residui tumorali. “Se so in quale piano sto operando, posso anche pensare in termini cosmetici.” Il chirurgo senologo è oggi anche chirurgo oncoplastico, il che evita a molte donne un secondo intervento da parte del chirurgo plastico-ricostruttivo; l’obiettivo principale in ogni caso rimane sempre la sicurezza oncologica” ha ribadito Nina Ditsch. “Ma le donne devono poter convivere con il risultato!” È quindi sempre necessario valutare con attenzione gli aspetti estetici, psicologici ed emotivi e concordare tutto con la paziente in anticipo. In futuro, le operazioni al seno saranno eseguibili anche in laparoscopia.
La radioterapista dr.ssa Mariarosa Di Biase, Ospedale di Bolzano, ha illustrato la radioterapia dopo mastectomia e nei casi di pazienti BRCA-positive. Il primario di Oncologia dell’Ospedale di Bolzano, dr. Luca Tondulli, ha dedicato il suo intervento alla tossicità delle terapie. La chemioterapia – ha spiegato – è ancora uno dei pilastri del trattamento, perché agisce su tutte le cellule a rapida crescita (con i relativi effetti collaterali). Oggi, tuttavia, molti effetti indesiderati – come nausea e vomito – possono essere efficacemente contrastati farmacologicamente. Fondamentale è la collaborazione stretta tra paziente e team curante, per intervenire tempestivamente ed evitare sospensioni della terapia. Spesso bastano piccoli accorgimenti per migliorare lo stato generale: pasti regolari, passeggiate dopo mangiato, attività come yoga o meditazione, supporto psicologico. “Grazie all’esperienza” ha affermato Tondulli “sappiamo contrastare sempre meglio i sintomi riportati dalle pazienti: il presupposto indispensabile è una comunicazione efficace con il team multidisciplinare.”
Il prof. Claudio Zamagni, direttore della Breast-Unit dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, ha illustrato lo stato di avanzamento dello studio PONS/KRONOS, dedicato al follow-up delle pazienti in vari stadi di malattia. Lo studio sarà presentato ufficialmente a febbraio, durante un congresso in Sudafrica (ne parleremo nel prossimo numero, n.d.r.).
A concludere la serie di interventi è stata la dr.ssa Luisa Nadalini, psico-oncologa, psicoterapeuta ed ex responsabile del Servizio di Psicologia clinica e oncologica dell’AOUI di Verona, con una relazione sulle misure psico-oncologiche volte a rafforzare consapevolezza e autodeterminazione. Anche lei ha iniziato con uno sguardo al passato: “Per anni le donne sono state diagnosticate in modo insufficiente, perché mancavano informazioni.” Grazie alla diffusione della conoscenza, alla prevenzione istituzionalizzata e alla ricerca intensivata, oggi il tasso di guarigione supera il 90%. Solo nel 1998 l’obbligo di comunicare la diagnosi è stato inserito nel codice deontologico dei medici; nel 2006 è stato stabilito che la terapia non può essere imposta, ma deve essere condivisa. L’attenzione alla qualità della vita è emersa solo dopo il 2000. “Fondamentale per le donne”, ha affermato Nadalini
“è prenderle davvero sul serio, con tutte le loro emozioni, stati d’animo e dubbi.”
A concludere la giornata, una tavola rotonda sul tema “Quando le cicatrici danno forza”, con le testimonianze delle pazienti Irmgard Mayerhofer e Luciana Teboni, delle rappresentanti di mamazone Germania Biggi Welter e Romana Gilg, di Erika Laner, Martina Ladurner, della primaria dr.ssa Sonia Prader e della dr.ssa Luisa Nadalini. Ha moderato Nicole Dominique Steiner.
La dr.ssa Sonia Prader, Erika Lana e Martina Ladurner hanno accompagnato il pubblico in sala e online in questa mattinata densa di contenuti. La 19ª edizione della Paziente Diplomata si terrà, come di consueto, il 17 ottobre 2026 presso l’Eurac di Bolzano.
Dr. Luca Tondulli
Prof. Claudio Zamagni
Dr. Luisa Nadalini
Le quattro „mamazone“ Martina Ladurner, Erika Laner, Biggi Welter e Romana Gilg.